giovedì 30 gennaio 2025

Ho amato, profondamente e senza alcun ricambio: è l’unico modo per diventare uomini. Comprendere ad un certo punto della propria esistenza che ognuno è solo e che la fragranza di una donna è solo un meraviglioso dono fugace e non prevede appartenenze di sorta. Una ragazza è solo sua, mai apparterrà a nessuno: il legame sessuale è solo una parentesi che ha un senso in una dimensione di libertà. 
Le donne non ci appartengono perché dividono un coito con noi, questa è un’idea che dalle mie parti è giunta tardi ostacolata dai profumi d’oriente.

mercoledì 29 gennaio 2025

Nascondersi agli assassini dei sogni segreti è l’unico mezzo per sopravvivere. Almeno un po’. C’è un’altra certezza, è il risultato degli anni sprecati che adesso frusciano via al vento di scirocco: gli estremi, dopo essersi toccati, rimbalzano via lontano, l’intelligenza non paga, non abbastanza da modificare il tratto col quale tracciamo il cerchio. 
Ma il cerchio esiste, non in questa dimensione, non per questa esistenza, non serve dirlo, non lo si può raccontare; la ragazza non suonerà mai più la sua musica. Dimenticare, dimenticarsi lascia poche tracce che non interessano a nessuno. Solo a chi scrive di lei e della sua assenza.

martedì 28 gennaio 2025

In questo redde rationem ci sono molte componenti, il blog con le sue vite in vetrina non ha meno peso dei miei pensieri in solitudine. E’ una sinfonia di voci finalmente indistinta e paritaria. E’ il suono che per un attimo breve si è fatto possedere dalla mia mente dopo avermi attraversato per anni. E’ la mia fine ed il mio inizio ciclico. 
Siamo finiti tutti e facciamo finta di niente: alcuni di noi continuano a rassettare il proprio universo, io tra loro, a cullare con gli occhi il segno del proprio peso sull’esistenza. Ma è tempo perso perchè ci aspetta il tempo nuovo, le nuove stagioni della nostra maturità assoluta che prenderà il posto di questa finta giovinezza disordinata e ci inchioderà al sapore perfetto di quello che siamo stati.

lunedì 27 gennaio 2025



E’ quando la luce vacilla
e va via che arrivano gli altri colori.
Tornano a grumi i ricordi
come collane delle altre vite
che io ho finto di dimenticare.
Si riflettono in questa,
danzano sui miei capelli,
mi trascinano, timido, in un ballo
pubblico sotto gli occhi di spettatori
diversamente interessati.
A volte rovescio il capo all’indietro
e mi concedo.
Allora è bellissimo,
i cieli, le strade, le stagioni,
i visi e le parole, mi sfondano
il cuore
senza farmi male.
Allora io sono vero, senza luci di scena
falsi eroismi, concrete paure.
Sono quel che mia madre ama e teme io sia:
un lucido errore che riconosce se stesso.
Aspetto che gli astri terminino
il loro ciclo, domattina non potrò dire di aver sognato
non riesco mai a dividere esattamente
i sogni dalla realtà,
l’oggi da ieri,
i miei occhi stanchi dai miei piedi
di bambino.
E’ di sera che il quadro si compone
ed io che sono malato
alzo il viso verso l’eco delle mie ombre
in direzione del mio respiro lontano.

sabato 25 gennaio 2025

Credo che scrivere sia per me fondamentale: lo percepivo confusamente già ai miei 7 anni d'età. Scrivere per capire e capirmi, per fermare l'attimo e non farlo morire. 
Negavo il parlare? No, ma non funzionava allo stesso modo...o forse ero io a non capire; parlare faceva confusione, diluiva il tutto, non lasciava traccia. I gesti? Quelli erano e sono altra cosa, A volte elementari ma sempre statuari e definiti, qualcosa con cui confrontarsi senza ipocrisie. Ho vissuto migliaia di gesti nei miei 70 anni, alcuni sono rimasti impressi per sempre dentro di me e li rivedo come allora, li sento nel profondo, sono la mia vita vera.

venerdì 24 gennaio 2025

Mio padre c’è stato in modo imponente, nel bene e nel male era uno di quei vecchi siciliani che ti attraversano da parte a parte con lo sguardo, un uomo che ti imponeva delle scelte anche nel linguaggio e mi ha costretto a combattere per le mie scelte diverse dalle sue… la lontananza che spacciamo per reciproca conoscenza! Ci sono due post che da soli sarebbero esaustivi per il senso della mia vita e della mia scrittura. Uno è questo. 
Mio padre non lo avrebbe disdegnato perchè è breve e asciutto, avremmo poi litigato come sempre su tutto il resto, su questa sciocca esibizione del privato e sulla blogosfera in generale. Non ho più nessuno con cui litigare così. Ci sono sedie che restano vuote in modo definito e una parte di noi con esse.

giovedì 23 gennaio 2025


 La mia realtà intima dice altro a mio parere. Dice che ponendosi a contatto e in comunicazione col mondo esterno, uscendo verbalmente dal chiuso di una stanza, una tastiera e un computer, confrontandosi quindi, tutta l'enorme distanza tra il mio mondo intellettuale e il resto mi ha regalato una solitudine abissale e un senso di inutilità non gestibile. Parlo di distanza non di superiorità! 
La malinconia resta, netta senza discussioni, tagliente e per molti versi distruttiva. Se mi leggete salta subito all'occhio. Ma il problema non si ferma qui, quello che mi distratto, incuriosito...stregato è stato altro. Io all'inizio usavo carta e penna, un foglio bianco e i miei segni neri, in silenzio e solitudine, soltanto io e la trasposizione in parole dei miei pensieri, non c'è cosa più affascinante della scrittura, non c'è cosa più duratura (purtroppo in certi casi). La scrittura diventò mia già a dieci anni. Era un fatto naturale, fisiologico, amato e protetto fino all'esagerazione. Un istinto possessivo ed esclusivo, lo scelsi come mezzo di comunicazione nei miei rapporti con l'esterno. Poi la rete mi presentò anni fa un suo derivato e cambiò ogni cosa per molto tempo. 

martedì 21 gennaio 2025

Trovare qualcosa per riempire il vuoto che riapriva scenari così lontani da non considerarli più personali, ecco cosa doveva fare assolutamente. 
Il vuoto si allargava e lui lo guardava immobile.
Col tempo navigai sempre più lontano dalla costa fino a distinguere con sorpresa che c’era una sola cosa ad attrarmi del sesso: l’ossessione del desiderio. Ho imparato quindi a cercare e a trattenere il desiderio, a riconoscerlo quando l’ho addosso. Ma dura così poco: mi abbandona facilmente e mi lascia vuoto ad osservare gli altri agitarsi per comunicarmi il loro struggimento. 
Ma io non li sento, sono gusci vuoti, sprecano il loro tempo e non riescono a parlarmi. Cosa pensi sia la solitudine? E’ questa attesa fra uno sprazzo e l’altro, fra un errore e l’altro. Non è vero che sia il solo, l’unico sistema di confrontarsi col desiderio sessuale, ci sono persone che scelgono più o meno deliberatamente di amare sempre sé stessi in molte donne o uomini, di consumare compulsivamente il rapporto fisico , di mettere l’ennesima tacca sulla canna del fucile. Attendo che il desiderio mi appartenga altrimenti è inutile, non voglio partecipare all’amore come ad un evento mirabolante in cui compari per dovere d’esistere. Scelgo con un’attenzione estrema e sottile perché lo so bene che chi seduce in fondo perde spazio e diventa prigioniero di sé stesso… e nonostante tutto mi annoio. Ho imparato da ragazzo a percepire l’artefatto, la malizia ed ho conosciuto un sentimento mondato da questi orpelli solo due volte nella mia vita. 
Me li tengo stretti al corpo quegli odori e quei momenti quando la seduzione si svolgeva in un canto libero e senza necessità di presentarsi in un modo piuttosto che in un altro. Non mi è restato altro, non vedo altro. Non avrò altro.

lunedì 20 gennaio 2025


Più tardi mi innamorerò di un’altra donna fingendo di non riconoscerla poiché è sempre la stessa. Le dirò: " Sono qui, dai un senso alle cose che vedo, fa uscire la musica dai miei simulacri incantati ad immaginarti. Amami per nulla, per tutto, adesso così senza rendez vous, amami perché hai capito…o fingi con un sorriso che io sia ancora il ragazzo dai capelli rossi e gli occhi chiari che avresti potuto amare".

domenica 19 gennaio 2025

Non avevo pensato di chiudere, avevo solo abbandonato questo guscio su una sedia e il corpo altrove. Ma entrambi soffrivano per la reciproca lontananza. Poi qualche giorno fa, ripassando sulle pagine di alcuni blogger ho capito che non era giusto, che comunque questo guscio era carico dei miei umori e che doveva vivere, a modo suo, con un tempo diverso, ma doveva vivere. 
Signori devo confessarvi che spesso negli ultimi mesi ho avuto fortissima la volontà di sempre: cancellare tutto! Eliminare del tutto le tracce del mio passaggio in rete perché questa parte di me, che dovrebbe essere la più intima e amata, mi fa star male da morire. Ho pubblicato tutto o quasi, è trascorso molto tempo, gli scritti sono mutati, hanno ancora almeno un residuo di valore? Non devo dirlo io permettetemi. 
Io posso solo dirvi che si è girata la pagina e per alcuni di voi è successo in anticipo su questa mia decisione: siamo così fragili! Mi piace considerare l’opportunità di qualcosa che resta nero su bianco anche nella definitiva assenza del suo compilatore.  Non avevo considerato il senso di morte che mi sale in gola senza queste pagine scritte: meglio dunque lasciarle qui così.  
Ho passato la mia vita davanti al mare e ai libri, praticamente ho smesso 15 anni fa quando sono entrato in rete: adesso si cambia signori, adesso si torna a leggere libri…il web viene dopo, molto dopo. Se trovo qualcosa da leggere di decente anche nei vostri blog mi farà piacere ma purtroppo è un’evenienza rara e poi tra quelli di voi che sanno scrivere decentemente c’è troppo spesso una spocchia e un’uniformità di vedute angosciante. Siete tutti omologati al nuovo dictat del pensiero e della scrittura da web. Non va bene affatto. Scusatemi davvero,
 Enzo Rasi

UNA COSA SENZA SENSO, ISTRUZIONI PER L' USO

Per molti di voi sembra una cosa senza senso: molti blog, gli stessi testi solo organizzati in modo diverso. C’è una gran parte di ragione. Però tutto questo non vi crea alcun fastidio e il vero problema, in qualsiasi modo io abbia organizzato la mia scrittura, è ben altro. Attiene ormai da molto tempo alla mia fine sostanziale come blogger, alla mia palese incapacità di relazionarmi con questo esterno virtuale e alle conseguenze prevedibili di tale difetto. All’inizio leggevo circa una trentina di blog ogni giorno e ne commentavo almeno una ventina anche se non vi era nulla da commentare! Avevo intuito che l’unico modo per esserci ed essere letto qui è visitare in modo visibile e tracciabile gli altri blog: non ci sono alternative alla lettura dei vostri post con commento a seguire. Il “like” è soltanto un succedaneo di poco conto. Commentare è indispensabile, presenziare una conditio sine qua non, se non ci riesci il tuo spazio torna ad essere un diario privato segreto non dissimile da quelli cartacei di vetusta memoria. Compreso questo assioma di fondo cercare blog degni di spingermi ad un commento meno formale diventò il mio impegno primario: in quest’ottica fino a tre anni fa ho girato il web in lungo e in largo , attirato come sempre dalle diversità culturali e concettuali rispetto alle mie. Ovviamente le diversità non sono quasi mai “facili”, “discorsive” o interlocutorie sic et simpliciter. Io nella mia ricerca ho trovato un certo numero di spazi interessanti e stimolanti e un numero enorme di altri assolutamente inguardabili e, si badi bene, al di là della correttezza sintattica e della bellezza letteraria dei testi. Molti blog possiedono insito questa specie di cancro, alcuni insospettabili e la malattia viene fuori appena nel contatto comunicativo ti discosti dal trend dei commenti già presenti e dall’ideologia concettuale di base presente in essi. E’ stato così che per indole mia ho iniziato ad interrogarmi pubblicamente sulla sostanza comunicativa reale dei blog e su quella specie di galateo virtuale che li domina. Tali riflessioni sono risultate assolutamente indigeste alla maggior parte di voi: in alcuni casi sono state il motivo di querelle pesanti, inutili e distruttive per il sottoscritto. Alcuni di voi me lo hanno detto senza giri di parole: basta non ti sopportiamo più! Peccato per i testi di lamenti e autocommiserazione sul mondo dei blog… ti avrei letto con più piacere! Sei insopportabile e ripetitivo… etc etc.
Il contatto con il mondo spirituale e intellettuale di ognuno di voi non può essere gestito allo stesso modo per tutti. Ci sono blog nei quali il testo è in sè concluso, non ha senso aggiungere nulla. In questo caso che si fa? Si scrive ho letto? Mi piace? Non mi piace( non è previsto)? Si ripete con altre parole il concetto già espresso dall’autore? Con le poesie ad esempio è difficile aggiungere e commentare qualcosa che abbia senso, La poesia è già una metafisica superiore, si assorbe e basta; non siamo qui a fare saggistica o analisi delle parole e dei testi , non siamo al Liceo e nemmeno professori di lettere. Se lo siamo dobbiamo tenerlo da parte perchè un blogger è altra cosa. Un blogger scrive, legge la realtà sua propria e la propone fuori, se una lirica è bella a mio parere l’unica cosa che si può fare e cercarne altre e ringraziare semplicemente l’autore. Ho incontrato inaspettatamente in rete un buon numero di poeti e poetesse di spessore: quasi tutti soli, isolati e senza lettori, con una pletora in coda di “bello, bellissima, meravigliosa, brava, unica….”. Praticamente mai un commento che entrasse dentro la sostanza e l’armonia dei versi in questione. Sui blog gli argomenti di tipo esistenziale “degenerano” perchè hanno la peculiarità di essere privati, intimi, strettamente personali; su di essi il commento può al massimo definirsi in un – l’ho vissuto anch’io- perchè discuterne in termini di confronto con la propria diversa esperienza ha secondo me un senso relativo. Esiste anche il rischio di diventare invasivi, duri, supponenti e da un testo pulito possono nascere commenti sporchi. Gli argomenti di tipo sociale, politico e storico sono nei blog materiale esplosivo! Esattamente come lo sono i medesimi sugli altri media. Leggi entri e commenti SOLO se la tua opinione è in linea con quella dell’autore e degli altri commentatori. Altrimenti crei solo le premesse per farti mandare più o meno elegantemente a quel paese. Un vero peccato perchè è proprio in questi campi che la comunicazione del web tra i blogger potrebbe dare frutti notevoli, diversi dalle manfrine prevedibili e scontate dei canali ufficiali. Qualunque sia l’argomento trattato nei testi il sistema più semplice, quello più produttivo e comodo nei blog è usare il commento in modo incolore, indolore, simpatico e gioviale: ciò trasforma i colloqui ( con o senza moderazione) in vere e proprie Chat. Salotti più o meno zuccherosi pieni di trilli, ammiccamenti, stimoli che vanno in direzioni anche molte diverse dall’argomento proposto, seduzioni velate. E’ comprensibile che in tale contesto un blog diventi un oggetto diverso da un diario spirituale personale.
I commenti sono la vita e la morte di quello che scrivo, la mia liberazione filtrata dal mio sacrificio di dovermi confrontare con sintassi e storie diversissime da me. Non sono elegante e disponibile, spesso me lo impongo perchè sento che la luce che ho intravisto nei miei sogni ad occhi aperti vi comprende tutti; donne, uomini, omosessuali,poeti e puttane, letterati per finta e artisti universali caduti per caso su queste pagine ma sta diventando sempre più difficile tutto: i commenti e le teorie interpretative da cui scaturiscono sono sempre più spesso “fantasiose”. Le relazioni virtuali che nascono dalle cose che scrivo arrivano a distanze stellari dalle loro premesse! O sono false quest’ultime o c’è qualcosa di intimamente errato nelle loro dinamiche. Noi come generazione di blogger siamo al novanta per cento dei cafoni virtuali senza speranza e senza cultura, Dirlo, riconoscerlo e darsi da fare per imparare qualcosa è il primo indispensabile passo. Propormi, provare a discutere al di fuori degli schemi usuali e soprattutto fuori dai circoli chiusi che ogni blog rappresenta, è stato letale. Non avevo mai avuto tanti fastidi nei rapporti umani come quelli trovati qui; una serie di campi minati e di sciocchezze spacciate per capolavori e stili educativi da imitare. Un gran numero di anomale relazioni erotico sentimentali vissute in maniera esclusiva e ossessiva nell'ottica di una completa mancanza di libertà in senso lato. La cosiddetta "relazione virtuale" aliena da qualsiasi contatto organico vero è diventata un'arma terribile, più vergognosa di quelle che si manifestano in campo reale. Un blog è pubblico ma la vita intima di chi vi scrive è PRIVATA, trovo incredibile che esistano persone che usino miei testi privati o addirittura video miei personali per danneggiarmi partendo da un sentimento di livore e di gelosia di bassa lega.
Amavo questa forma di comunicazione ma così non mi interessa più: sono stanco di essere insultato, di vedere infastiditi i miei contatti in rete e di essere poi ritenuto responsabile di tali fastidi come se fossi un untore di manzoniana memoria. Sono anni che ciò avviene, venivo dal cartaceo e da un'altra dimensione civile e comunicativa, vi ritorno.

venerdì 17 gennaio 2025

Scrivo per avere la sensazione d’esser vivo, faccio così da quando ero un ragazzino: scrivo per chiarirmi le idee…e amare di più. Ci sono due cose che mi aprono la mente, una penna e il mare, la prima è nella mia mano adesso, l’altro credo di averlo ficcato da sempre nella parte più profonda di me.

giovedì 16 gennaio 2025

Ciao domenica, perchè ti nascondi sempre dietro il sabato? Quando la finirai di prendermi in giro? Ci penso a volte che è tutto inutile e lo faccio ugualmente. Ci credo, sono talmente stupido da crederci nonostante tutto, così m’imbarco in questo rimasuglio di settimana, lo infarcisco di molte cose, una meglio dell’altra, sono appeso ad una musica che ho ascoltato da qualche parte. Dove non so, ma suona eh, suona in modo meraviglioso, diventa il mio pifferaio magico. Dovrei scrivere un post enorme altrimenti dove la metto la mia vita? Ho capito, ho capito, lascio un po’ di cose in giro, rimasugli di me, frammenti che spiegano e poi ti lasciano a mezzo, non dovrebbe essere così ma così è. Non sono più da nessuna parte; questa domenica che domani mi lascerà innamorato deluso si ripresenterà prima o poi. 
– Non mi dai un bacio? 
– Ti amo 
– Io no 
– Non importa, non importa mai. Accidenti, perchè non importa mai? 
– Mi hai. Mi hai avuta. Non mi avrai mai più. Nessuno mi avrà mai più 
– E’ la cosa più bella che tu mi abbia mai detto 
– Scrivila allora. 
 SCRITTA!

mercoledì 15 gennaio 2025

Dopo aver scritto penso sempre che a queste righe non ne potranno seguire altre, che queste righe siano totali e intoccabili, sintesi perfetta della fine e del nuovo inizio: una clessidra e noi polvere là dentro. Questo mi uccide, questo è appunto l’ombra del silenzio per il quale non c’è descrizione possibile.
Non ci sono tante chances per l’amore, una o due e poi stop, poi solo i ricordi su una pagina, un post sugli amori perduti che vagano là in alto come personaggi in cerca di autore e non ne avrebbero bisogno. Qua in basso restano solo le conseguenze della perdita: un vuoto secco di anima, un disperato tentativo di far finta di niente. E le mani vuote senza più magia in attesa che venga il tempo giusto per poterne parlare in modo appropriato perchè l’amore alla fine è un patrimonio stupendo che resta come resti tu. Bellissimo e innamoratissimo un attimo prima del crollo di un’epoca, ma se giri la moviola al contrario e spacchi un fusibile diventa tutto un lunghissimo rallenty e lì dentro le donne sono di uno splendore assoluto e tu perfetto con loro in quel trailer.

martedì 14 gennaio 2025

Occidentale. Stanco di scrivere al vento e di far finta di condividere. Ucciso dalla inutilità di aver studiato e letto per decenni, di aver confrontato fonti diverse. Di aver amato il silenzio dopo la chiusura di un libro. 
Occidentale del Sud, più vicino alla Grecia che a Berlino conosciute bene entrambi. Da Lampedusa ho lasciato sul confine del mare una lunghissima carezza, l’ultima che mi ricordi di me e di te amore mio. Stanco e guardo a oriente dove sorge ogni giorno la speranza. Occidentale.

lunedì 13 gennaio 2025


Faccio la guardia a quelli che, infreddoliti, entrano in sala per fare in fretta colazione: escono dalla nebbia esterna per infilarsi dentro questa fatta di sigarette e cappuccini caldi. Controllo la mensa, non esiste cosa più stupida al mondo, non esiste attualmente uomo più stupido di me. Il freddo ha cristallizzato per sbaglio questo mondo di brina e case di pianura, ne avevo un ricordo ancora vivo ma ero andato lontano, a sud, alle mie radici; questo gelo mi impone coscienze diverse, sogni diversi, vite diverse. Controllo da ufficiale la mensa di questa caserma prima che tra un quarto d’ora suoni l’adunata e si alzi la bandiera, il mio spirito vola bassissimo. Non ci sono colori, non c’è un futuro visibile dentro questo inverno, nulla che rompa l’assedio dell’indifferenza di vivere. Io in fondo non sono nulla e mi confonderò tra poco nella nebbia uscendo sul selciato esterno. 
 – Un caffè tenente? – 
 Annuisco, lui sorride lo prepara e me lo porge sul bancone. Prendo la tazzina e mi giro guardando la mattina che automaticamente si apre davanti a me. 
Joan esce dagli altoparlanti come una magia, come un sogno insperato: io non capisco come ma è lei in una vecchia ballata di Bob Dylan, passa un tempo infinito che si scioglie nello sguardo complice del ragazzo del bar 
 – Lo sapevo che le sarebbe piaciuto tenente, l’ho capito da molte cose in questi giorni.- 
 Modena 20 Gennaio 1980

domenica 12 gennaio 2025


Il momento era altrove, nessuno poteva conoscerne il destino. Le strade, gli oggetti, le parole, la luce sul marciapiede, il sole alto sopra il monte e la vallata, tutti i visi che sfilavano in una rassegna non richiesta. Una teoria lunghissima durata decenni ed ora la solitudine si è impossessata di te, crede di essersi presa tutto, lo pensano tutti e la ragazza lontana che non si ricordava più di se stessa fa finta di crederci allo stesso modo.

sabato 11 gennaio 2025


Ho trascorso una vita a scrivere anche molto prima di incontrarti e tu non mi hai mai letto. Ci siamo avviluppati per un certo numero di anni in una relazione vissuta, gesticolata, agitata dai nostri umori, urlata a muso duro talvolta. Ma mai scritta 
Se ti avessi scritto e tu mi avessi letto avremmo capito prima e meglio, ci saremmo amati sul serio e non ci saremmo sfiniti nell’impotenza di non sapersi parlare.  C’è troppo sapore della tua pelle e dei tuoi capelli nella mia testa, troppo suono della tua voce e troppa inguaribile nostalgia dello sguardo che avevi quel pomeriggio lontano. C’è troppa letteratura vera per questo ho deciso di scriverti. 
Ora sei abbastanza lontana per leggermi senza il fastidio di dovermi poi rispondere, so per certo che mi leggerai stavolta; non per capire ciò che non serve più capire ormai. Mi leggerai per amarmi senza condizioni e senza un tempo definito, senza il fastidioso imperativo di pensarmi diverso, mi leggerai per come eravamo. E sorriderai, certamente penserai che in molte cose non sono cambiato e che le mie sospensioni esistenziali finiranno per corrodermi del tutto: che importa? Nella lettera non c’è alcuna richiesta solo una constatazione amichevole di incidente amoroso in una stagione che fu comunque nostra, non c’è altro che la traccia inconfondibile di un desiderio espresso, realizzato e poi perduto. 
In quello che ti scrivo c’è solo quiete, i furori sono un vecchio amatissimo film che forse potremmo rivedere assieme ridendone con le mani allacciate. Non ti scrivo per raccontarti della scrittura, lo faccio per dirti che ti ho amato e sei rimasta tra le righe. Conserva la lettera, 
Enzo


venerdì 10 gennaio 2025

Di notte anche i miei pensieri mi sembrano più grandi Si allargano spudoratamente oltre il confine delle mia immaginazione Non tengono conto delle mie ragioni dei miei dubbi Capire sembra più facile di notte scriverne più fluido, l’inganno della falsa comprensione più vicino. Di notte sono il pioniere di un nuovo viaggio là dove mi hai lasciato in balia di un sogno incompiuto.

giovedì 9 gennaio 2025

NUMERO CIVICO 28, scritto di getto quindici anni fa mi pare un "chi è" perfetto


Infilò la chiave nella toppa senza alcuna esitazione, aveva esitato abbastanza nelle ore precedenti. Il palazzo lo conosceva bene, anche troppo, non ci entrava da quasi un anno, cioè dalla morte di sua madre; ogni tanto uno sguardo alla facciata passandoci davanti con la macchina quasi fosse un gioco, sciocco o macabro... non si era mai risolto a definirlo.
- Dottore deve farmi un inventario delle cose presenti nell’appartamento mi scusi, serve per avviare le pratiche di successione, lo sa.
- Lo so
- Quindi se non le dispiace visto che le feste sono finite e anche la befana è trascorsa…
- Quale befana?
- L’epifania dottore, l’epifania
- Ah, la manifestazione intende, la rivelazione
- Come scusi? Lo sapeva perfettamente, in certi momenti era assente, con i suoi pensieri ciondolanti in un altrove personale di cui non importava mai niente a nessuno. Nemmeno a sua madre? Beh forse a lei qualcosa importava ma lei sapeva prenderlo, almeno fino a qualche anno prima. Quanti?
- Dottore perdoni, mi ascolta? L’inventario le dicevo che ne ho bisogno per…
- D’accordo. Ci vado domani e le faccio sapere. Click!

Perché era sempre così brusco in certe situazioni e così incerto in altre? Non dipendeva dall’importanza obiettiva dell’argomento ma dal suo sentire intimo. Che non conosceva nessuno. Così era diventato da tempo un uomo strano e insopportabile tout court, imprevedibile o troppo scontato in certe sue alzate di testa senza “validi e comprensibili” motivi. Nulla era cambiato nelle stanze della sua adolescenza e in quelle dell’appartamento che stava visitando e questo non gli piaceva. Avrebbe dovuto sentirsi in qualche modo confortato, protetto da solidi principi radicati nel tempo ma non era così. La sua vita aveva preso una direzione diversa appena entrato nella prima giovinezza, allo scambio ferroviario l’addetto forse stava pensando ad altro, forse lo aveva fatto apposta ma il suo treno era finito su un’altra tratta. Accese la luce, le dita arrivarono subito dove dovevano: se ne meravigliò. Si stupiva sempre dell’automatismo di alcuni gesti suoi quasi non gli appartenessero o gli raccontassero di un altro uomo e di un’altra vita. Dal corridoio passò davanti alla cucina senza degnarla di uno sguardo, la sua stanza di ragazzo era poco oltre, il santuario delle cose perdute si trovava appena pochi metri più in là. Aveva paura di entrarvi, il motivo della sua assenza in quell’anno ormai trascorso era proprio la paura di rivedersi. E non piacersi.
 - Lasci sempre la luce accesa. Possibile che debba ricordartelo ogni volta?
 - Ah, sì scusami
 - Ceni con noi stasera?
 - No mamma, ho già un impegno ma domani sono qua sicuro.
 Doveva mitigare la delusione che aveva visto spandersi sul viso della donna. Lei gli si avvicinò leggera e gli passò una carezza sulla spalla, faceva sempre così: una rassegnazione contenuta dentro un breve alito di speranza. C’era ancora forte la traccia di sua madre disegnata tra il corridoio e il salotto, tra la sua adolescenza e il resto. Dopo aver attraversato il confine del distacco la traccia restava, a volte lo segnava senza nessun preavviso, senza nessuna clemenza. E lui si sentiva a disagio, come per non aver ammesso una colpa segreta, un gesto che avrebbe potuto fare facilmente ma non aveva mai compiuto. Come mai i suoi passi nell’appartamento non facevano rumore? Chi era entrato per l’inventario aveva probabilmente sbagliato indirizzo, nell’interno num. 28 solo bilanci esistenziali di un figlio rimasto a metà. Avere la testa piena di voci chiare e un silenzio crudo e freddo lo spinse a rifugiarsi in salotto: girò lo sguardo attorno e comprese in quel momento che non sarebbe mai stato in grado di fare alcun inventario.
 - Desideravi che mi sposassi
 - No desideravo fossi completato perché tu da solo…
 - Ci ho provato mamma
 - Partendo da presupposti completamente sbagliati – lo diceva con una dolcezza mai più trovata.
 - Non serve rimescolare vecchie cose
 - Forse hai ragione ma noi andremo via un giorno, riuscirai ad entrare qui con equilibrio diverso?
Non aveva mai dimenticato quell'ultima lontanissima carezza e la domanda non aveva mai avuto risposta degna. Era in ascolto come allora, come sempre. Era solo in quell’abisso, solo in quella casa, solo in quella vita. L’unica che aveva o si era costruito. Si stava concependo come un’ombra, una sorta di suicidio scontato senza spettatori. Non sopportava più gli inviti ad equilibrio, compostezza, misura, solidarietà, civiltà…amore. Gli avevano spiegato il meccanismo infinite volte ma era tardi, troppo tardi: nessun interlocutore, nessuna analisi, nessuna comprensione, salotto vuoto, corridoio spento, cucina vuota, il suo nido abbandonato per sempre al numero civico 28.
Alzarsi e scivolare in silenzio tra la sua vita, guidare la sua ombra fino all’uscio era il consueto automatismo, funzionava benissimo: abbassare la maniglia, infilare la chiave nella toppa, girarla per tre volte, girarsi. Scendere le scale. La fuga era iniziata.

mercoledì 8 gennaio 2025

Girarsi e chiedere.
Credere all'illusione di capire e capirsi.
Scrivere perché la mia comprensione
precede la tua e riempie la notte
del bisogno di noi.
Le mille ragioni dell'avventura
si fondono nell'unica seduzione del pioniere
che comprende il confine attraversato
 solo dopo esserne stato sconfitto.

martedì 7 gennaio 2025

È difficile per me spiegare a parole la sensazione che mi accompagna da tantissimi anni, è vero soffro di solitudine ma è altrettanto vero che fin dall’adolescenza c’è una parte della mia vita che io non posso che viver da solo. Intellettualmente nella sfera di certe emozioni e di certe riflessioni IO SONO SEMPRE STATO SOLO, ogni volta che ho tentato di uscire dal guscio mi sono sentito a disagio come se fossi forzato in una veste che non mi apparteneva. 
Anche qui nei blog il distacco tra la mia dimensione intima e l’espressione scritta che ne ho prodotto non mi ha mai del tutto soddisfatto: forse i continui aggiustamenti, gli abbandoni e i ritorni hanno la loro origine dentro la segreta consapevolezza della mia personale solitudine. Ad un certo punto della mia vita ho capito che era inutile produrre tentativi di condivisione, erano sterili e per certi versi controproducenti: ho aperto i blog per provare ad essere diverso e vero, per svelarmi senza finzioni. Non funziona! O almeno funziona solo in parte, poi arrivano come sempre gli equivoci, le risse, le incomprensioni e nel frattempo si perde il tempo prezioso dell’intuizione concettuale, quella che ti fulmina in mezzo secondo e che non riuscirai a comunicare mai a nessuno se non seguendo la stessa via e la medesima intuizione. Ho scritto miliardi di righe nella mia vita, milioni da quando frequento il web. Mi pongo il problema di cosa esse siano e dove vadano, mi pongo anche un’infinità di questioni che dalla scrittura partono e alla scrittura ritornano. Devo confessare che abbastanza spesso sono soddisfatto di ciò che scrivo ma capisco che il significato vero è troppo spesso relegato alla MIA dimensione intellettuale: nonostante la mia arroganza lo ritengo un difetto. Credo che resterà tale.

lunedì 6 gennaio 2025

Non c’è alcuna alternativa miei lontani bloggers, torneremo alle città e alle valli sospettose l’una dell’altra e coltiveremo i dialetti perché non abbiamo saputo possedere la lingua tramandataci dalla nostra storia culturale. A che serve postare, linkare, commentare se alla fine siamo tutti dentro l’identica prospettiva, quella di un reality- realtà costruito di sana pianta? A che serve pensare se il primo deficiente può usufruire della libertà virtuale per lordare l’espressione che hai amato e trasmesso? 
Dietro la delusione e l’agitarsi di questa sciocca apparenza a me è rimasta una quiete profonda, quella di certe sospensioni notturne adesso che la sera allungandosi regala più tempo per riconsiderarmi. Lo so che probabilmente state valutando queste parole come la quintessenza di un estetismo inutile e barocco ma non m’importa più. Capire, capirsi, mischiarsi, amarsi…dire finalmente. E dire basta senza nessuna specificazione perché una stagione è finita e le prossime saranno di altri ma non più mie.

ADDIO

Attendo con una certa impazienza di inabissarmi assieme all’isola che mi ha custodito finora, è il destino che attende me e le mie imprevedibili apparizioni. 
Ho trascorso tutta una vita ad illudermi di far parte di un gruppo eterogeneo ma coeso; una sorta di popolo dell’aria, della terra e del mare, ognuno con le sue stimmate testimoni di infiniti ed estenuanti ricerche. Non è vero, non lo è in tutti i modi possibili: economico, politico, storico, esistenziale e culturale. L’ordine delle condizioni andrebbe visto in ordine inverso ma anch’esso è in fondo un esempio del divenire della mia vita in questa parte di mondo e di web. Dal denaro dispensatore di ipocrite sicurezze e di intollerabili ignoranze alla politica che è sempre stata un ciarpame di ignobile fattura sotto qualunque regime e presupposto sociale. Dalla storia stanca di prostituirsi in cento modi pur di essere accettata dai suoi lenoni, alla cultura infine che resta una vetta inarrivabile tanto più desiderabile quanto meno cercata con spirito fiero. 
Coltivavo l’idea di una comunità scelta, elitaria per necessità, aperta per educazione, solidale per esigenza umana. E non potevo farlo se non da qui, dal mio profondo e meraviglioso sud; la storia, tutte le nostre storie, mi sono passate accanto ed io le ho studiate ogni giorno, anche a vostra insaputa, le ho accudite e sorbite con il fuoco sacro della mia esperienza. Ma non è servito a nulla, non a lenire il dolore né a colmare le distanze, tutte le voci sono diventate via via dissonanti e stridenti. Questa sinfonia si suona altrove e su un altro spartito. La nazione che io conoscevo, anche nei suoi migliori rappresentanti ha dovuto, voluto convenire ad altre scelte e adesso ritmicamente riproduce il refrain del federalismo, dello scollamento e della multietnia. E tutti i blog sono pieni di un cicaleccio continuo, di strane danze che manifestano il desiderio di essere accolti alla nuova corte da nuovi sovrani. 
Ed io non ho più nulla da scrivere se non la mia scostante estraneità a questi pseudoconcetti cresciuti con l’erba della bassa e annaffiati dalle acque di un possibilismo sconsiderato. 
Vedete? Non ho cancellato Omologazione Non Richiesta, la ritengo bella e mia, di una possessività che non ha mai escluso, mai insultato ma solo definito confini di dialogo ormai desueti. Essa resterà qui nell’aria ed è l’unico suo valore: raccontare a chi passa e vuole ascoltare che Enzo è stato qui, che era vivo ed era siciliano orgoglioso di esserlo. Adesso l’ultimo atto: una cosa dovuta alla libertà di comunicare, lasciare libero questo spazio nell’etere e vedere passare la vita, le voci, i sussurri, le mani…le bocche, insulti sanguinosi e volgari o lodi suadenti e confortanti: appresso ad esse nessuna risposta definitiva. Non per arroganza bensì per una cosa che si chiama discrezione silenziosa o mortale superiorità. Dalle mie parti funziona.
E dirò, finalmente fuori dai denti, che è inutile nascondervi e nascondermi il possente impulso oscuro verso l’estinzione: che splendida e sensuale amante! Rincorsa nei giardini di un’adolescenza solare, posseduta a scatti nella giovinezza inquieta, e amata con tutto me stesso, sì con tutta la forza del mio intelletto, in questo scorcio di inutile maturità. Dirlo è liberarmi di un peso e dell’angoscia di vivere a metà, di respirare a piccoli sorsi: dalla Sicilia non posso sfuggire, non ci riuscirei. 
E’ un’impossibilità totale cui fa da contrappunto perfetto la volontà di provarci. Vivo così, è questa l’essenza magica di quest’isola, la sua essenza esoterica primordiale. Probabilmente non vi avrei voluto nascere e mi comporto come se non volessi vivere tout court: ho distrutto decine di esistenze anteriori a questa e mi sono riproposto in altri modi; tutte forme diverse per dire la stessa cosa, non mi sopporto. Tuttavia ho amato, vi ho amato, siete tutti stati, più o meno consapevolmente, interlocutori di un disegno più vasto.
Penso spesso che è impossibile commentare ciò che scrivo, mi domando quindi quale senso possa avere farlo in un contesto in cui l’interloquio è fondamentale. 
Qui scrivo solo per me, mi dico e un po’ mento, scrivo per lasciare un segno alle spalle dei miei giorni: non riesco a pensare a dei possibili commenti mentre lo faccio. Vi sono dei moti dell’animo che non hanno alcun senso comune, alcuna giustificazione e che, tuttavia, si palesano senza ritegno. E’ questo il motivo dei miei ritorni e delle mie assenze. Come il ritmo incessante dell’onda sul bagnasciuga. Dei luoghi che ho visitato ho piena la testa e i cuore, il mare avvicina e allontana a seconda dei casi. 
Ti avvolge e ti guarda: non sei tu ad osservarlo ma è lui che ti scruta e non puoi sfuggire al suo giudizio se ha voglia di dartelo. Ho riflettuto a lungo sulla mia vita e sui percorsi compiuti: ad un certo punto ho avuto la sensazione che il tempo si fosse dilatato e, con esso, anche le alternative possibili.
Eppure il senso, quel momento in cui, dopo una frase o un periodo, capisci che puoi dire a te stesso – Sì è così, esattamente così- quel momento esiste, per tutti, letterati o meno. Raccontarlo e mostrarlo quel momento è, secondo me, uno dei pochi modi per dirsi vivi e umani. 
Per farlo devi passare attraverso gli altri, devi aprire le porte e le finestre, devi prendere la tua creatura e offrirla “in pasto” al mondo che la cerca e che spesso non l’ama. Sono i commenti, il loro spirito, le altre vite e i loro inevitabili compromessi, sono gli altri bloggers la vita e la morte assieme di ciò che scriviamo. Non avevo messo nel giusto conto questo aspetto del problema, non avevo riflettuto sul serio sulla componente “sociale” e di condivisione che gli umani usano fra loro; poco alla volta mi sono reso conto che limavo, smussavo, persino non dicevo in certi casi, quando io ero da tutt’altra parte e di tutt’altra idea. Tanto disponibile ad ascoltare e così poco fermo nel farmi ascoltare. 
L’ideologia amici miei, la bestia che mi aveva divorato negli anni della giovinezza, il contrario dell’assoluto di cui parlavo prima, mi aveva riagguantato… ma dovrei dire ci aveva riagguantato. E nonostante la sintassi e la cultura, al fondo di tutto il senso di morte e solitudine non mi abbandonava mai: il mio blog con annessi e connessi era un magnifico de profundis ai miei anni e alle mie scelte.
Restiamo un’espressione geografica. Questo non vuol dire che popoli diversi con gusti e abitudini diverse non possano scambiarsi conoscenze e favori, non debbano provare a conoscersi, ma una nazione è ben altra cosa. Una nazione è unità di regolamenti, è base storico-culturale comune dalla quale discende fisiologicamente solidarietà popolare nella buona e nella cattiva sorte. 
Se andiamo a vedere le cronache di questi ultimi anni cosa notiamo? La prima fondamentale proposta del Veneto e della Lombardia è quella di avocare a sé il 90% delle entrate fiscali. Poi il resto ed è un resto che nemmeno Cattaneo nel 1848 pensava possibile. Ma Cattaneo c’era e la sua idea di federalismo è ancora perfettamente presente nei lumbard e nei veneti di oggi. Essi non amano i crucchi ma, dovendo scegliere, tra Piemonte e Vienna credo che sceglierebbero la seconda. Oggi non avrebbero dubbi a legarsi in tutto e per tutto con l’Austria, esattamente ciò che volevano a metà ottocento...e Verdi se ne faccia una ragione! Prendersi il grosso del malloppo e gestirselo in proprio è occasione ghiotta, se a questo aggiungi il pessimo uso fatto del denaro pubblico in una regione come la Sicilia la discussione è chiusa. 
Riuscirebbero i polentoni a far meglio della regione con sede a Palermo? Ad evitare sprechi assurdi e privilegi fantastici? Vedere per credere.

VERTIGINI

Nell’abisso che si è aperto davanti ai miei occhi bisogna avere il coraggio di guardare. E’ rotolato tutto lì e si sta riciclando nel segno di uno sguardo segreto che prima o poi ci verrà regalato una tantum: faremo finta di non riconoscerlo, è necessario per continuare a vivere, per raccontare e raccontarci le medesime vecchie e dolcissime storie davanti al mare e alla terra …saremo sotto lo stesso cielo in attesa di segni nuovi e nuovi ricordi. 
Il marasma grezzo e spinoso di questi anni negati alla verità e dedicato invece alle bugie fanta commerciali di spread, ideologie, insulti e strategie mondiali, crollerà su se stesso. Si rivelerà per ciò che veramente è: una fantastica e ridicola presa in giro.

giovedì 2 gennaio 2025

E’ una variabile personale il tempo, il mio tempo diverso dal tuo; in verità non è nemmeno mio, con me scherza, ogni tanto discute…poi mi volta le spalle e se ne va per la sua strada. Così anche questo Natale, l’ennesimo, giunto puntuale per sé ma non per le mie aspettative. Ho dovuto lavorarci sopra nelle ultime ore, mi sono guardato intorno e ho visto il mio identico smarrimento, mascherato meglio però. La luce di cui parlarono i profeti galleggia nel cielo solo per chi sa e vuole vederla, per tantissimi altri è una fiction ben orchestrata. Ho trascorso alcuni Natale al buio ma ho letto a lungo che la Luce esiste essa è, siamo noi a colorarla e a chiamarla coi nomi più svariati: per chi ha fede essa è il soprannaturale che incrocia il cammino dell’uomo, per chi guarda solo alla realtà concreta è un obiettivo di riflessione ed umana solidarietà. Per me, bambino, fu neve e meraviglia, concerti di Natale e mia nonna col naso freddo in Piazza Duomo a Milano. Poi, negli anni, velocemente non fu più nulla, solo il venticinquesimo giorno dell’ultimo mese dell’anno. Ora è quasi silenzio e parole bisbigliate per destare il ragazzino che fui con una dolcezza che avevo scordato. Quanto mi piacerebbe regalarvene un po’…Auguri.

Il mio blog è per tutti, nel senso che è aperto a chiunque voglia leggerlo ma in realtà non è a volte neanche mio ma di un altro Enzo che sc...